In an ordinary cobblestone kingdom

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« C’era un buffissimo uccello, chiamato Fenice, nel più remoto passato, prima di Cristo, e questo uccello ogni quattro o cinquecento anni si costruiva una pira e ci s’immolava sopra. Ma ogni volta che bruciava, rinasceva subito poi dalle sue stesse ceneri, per ricominciare. E a quanto sembra, noi esseri umani non sappiamo fare altro che la stessa cosa, infinite volte, ma abbiamo una cosa che la Fenice non ebbe mai. Sappiamo la colossale sciocchezza che abbiamo appena fatto. Conosciamo bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e finché sapremo di averle commesse e ci sforzeremo di saperlo, un giorno o l’altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi funebri e di saltarci sopra. Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore di gente che si ricorda. »


Granger - Fahrenheit 451

Sweet dreams, Silly.

“Mi ero innamorato di un sorriso che non avevo mai visto realmente.”

Somewhere, between the sacred silence and sleep.

It’s all about Wayne

Ora sono sveglio, bloccato qui in posto che odio. Cristo se lo odio. Dico davvero, va tutto bene, mi piace. Tutto torna e si riassume in un turbinante fiume di parole scritte con inchiostro sbavato, tutto si riassume in quella specie di massima entropica che governa la chimica: “Il Caos vive in tutto.”

Ed eccomi qui, davanti a te. L’inferno che hai fatto scorrere lentamente in me. Ancora non so cosa c’è sbagliato ma credo di aver capito, credo di aver capito che quella fottuta parte malata di te mi ha lentamente seppellito nel rimorso, che pesa ben più di venti metri di terra su di una bara. Ti ho guardata più e più volte come farebbe un cieco che ha riacquistato la vista dopo una vita di buio, ma sappiamo benissimo che non ne esistono, come una luce che mai ha brillato prima. Ma non c’era nessun sorriso da catturare, nessuna buffa espressione per la quale ridere e ti rimaneva solo quella specie di ghigno insoddisfatto.

Certe volte, più che esseri umani, siamo più simili a gocce di pioggia che si infrangono sul parabreza di un’automobile lanciata in velocità, pronti a sfaldarci una volta arrivati a contatto con la dura ed inespressiva superficie della vita rivelataci da eventi che a nostro malgrado ci lasciano inermi. Ma che importa? Vita, Vita, Vita. In questi momenti dovremmo aggrapparci il più strettamente possibile a qualcosa per non rischiare di scivolare via rimpicciolendoci sempre più con il passare del tempo, proprio come fanno le gocce di pioggia, finendo per essere altro che pallidi spettri di ciò che eravamo. Quel qualcosa può essere tutto. Il sorriso di un’amica, il bacio di una fidanzata, l’abbraccio caldo di un genitore, il sapore del cioccolato che si scioglie in bocca, il sesso estremo con una prostituta o qualunque cazzo di altra cosa vogliate voi.
Aggrappatevi e non lasciate mai, per nulla al mondo la presa. Non lasciatevi ingannare dalla piacevole ignoranza ed apatia di una caduta senza fine sul parabrezza della vita, esso finisce e sotto c’è l’Oblio, il Caos.

Per una volta nella mia breve vita che credo di aver vissuto troppe volte mi sono aggrappato lasciando da parte i rimpianti e chiedendo, urlante ed in ginocchio, la mia anima indietro. Mi è stata riconsegnata quasi svogliatamente ma ora mi calza addosso, seppur un poco slavata e raggrinzita, ed è da qui che voglio ripartire.

Da qui si ricomincia a ricostruire Arcadia.

Portato dall’ Entropia della materia penso di essere un coglione fatto e finito ma non mi pareva così difficile da capire perchè tanto lo sanno tutti i sudditi, tutte le principesse, i vassalli, i cavalieri e tutto il resto della corte che Arcadia cadrà di nuovo prima o poi.
Però tutti si ostinano a viverci perché sono drogati di quello strano gioco che è la vita.

Ed è tutta colpa di Wayne, quella parte di noi che, predominante o meno, esisterà sempre e sempre in ogni più piccola frazione del tempo. Quella convinta di essere un supereroe, quella che si dimentica della realtà discostandosene completamente, non come Delilah, la parte artistica, ispiratrice e sognatrice di noi che si libera dalla realtà per qualche confortante istante permettendoci di disegnare, suonare, scolpire e comporre o, in questo caso, per me scrivere cose che vi annoieranno a morte.

Vaffanculo Wayne.

Il domani è solo ad un giorno di distanza.

You can get addicted to a certain kind of sadness.


Colora la mia vita con il caos dell’inquietudine.

Less thinking, more living.

May 7

Per me la fede è definitivamente morta, come il fantasma di quel bambino mai nato.